Associazione Culturale Orizzonti Paranormali
“Non tutto quello che non si comprende necessariamente non esiste”
© Copyright 2011, tutti i diritti sono riservati. E’ vietata la copia e la pubblicazione, anche parziale, del materiale su altri siti internet e / o su qualunque altro mezzo, ai sensi della legge 22 aprile 1941 nr 633 modificata dalla legge 22 maggio 2004 nr 128.
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La storia - Castello di Bellaguardia (Giulietta)

Montecchio Maggiore (VI) La particolare posizione geografica di questi rilievi, che permette di dominare l’area compresa tra i Colli Berici e le colline delle valli di Chiampo e dell’Agno, fu considerata interessante sin dalla dominazione romana. I romani, probabilmente, furono i primi ad edificare delle torri di osservazione, sfruttando la posizione strategica delle sommità. Le prime voci storiche, che ci parlano di un castello costruito su queste colline, risalgono all’anno 1000. Ed i primi signori di Montecchio, e del castello, furono i Bongiudei. Per successione poi passò alla casata dei Pilei, di origine tedesca, per oltre due secoli. In questo periodo si svolsero aspre lotte contro Ezzelino da Romano, dominatore di gran parte dei territori veneti. Nel 1207 i due signori concordarono un patto di pace, che si rivelò solo un breve periodo di tregua. Ezzelino, grazie all’appoggio del suocero, l’imperatore Federico II, costrinse i Pilei alla resa. Duecento saraceni furono lasciati a guardia e difesa delle fortezze. Nel frattempo Uguccione Pileo riuscì a ripristinare il proprio esercito, e sconfiggere i saraceni. Ezzelino rispose con un attacco cruento, distrusse le rocche e fece uccidere tutta la famiglia dei Pilei. Quel che rimase del castello passò, nel 1314, alla Signoria Scaligera. Nel corso della guerra Veneto - Scaligera, che terminò nel 1339, il castello fu completamente distrutto, ed i vincitori imposero agli Scaligeri di non ricostruirlo. L’edificazione degli attuali castelli iniziò nel 1354 da parte di Cangrande II della Scala signore di Verona. E’ a questo periodo che si riferisce la storia di Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi. Dai Signori di Verona passarono ai Visconti Signori di Milano. Ma, nel 1404 i cittadini di Montecchio accettarono spontaneamente la protezione della Serenissima Repubblica di Venezia. I castelli nella loro completezza erano collegati da mura di cinta, la superficie interna era di circa 15 ettari (corrispondenti alla misura locale di 40 campi vicentini), su cui sorgevano costruzioni in legno e pietra, dove venivano ospitati soldati e cittadini in caso di attacco bellico. Il 1514 fu l’anno di una ulteriore distruzione dei castelli, ordinata da Bartolomeo D’Alviano, con preciso intento che non potessero servire ad altri invasori per scopi bellici. Era il periodo della guerra della Lega di Cambrai. La pace vera per i castelli arrivò nel 1742, quanto fu lo stesso comune di Montecchio Maggiore ad acquistarli. Il vero intervento di ristrutturazione iniziò solo nel 1936, e dopo la II guerra mondiale partì il progetto di valorizzazione turistica. Nel corso degli ultimi decenni sono state varie le opere di mantenimento e ristrutturazione.

Castello di Bellaguardia (o di Giulietta)

Questo è il castello di Giulietta. Occupa la parte più alta della collina, e domina il paese di Montecchio, ma soprattutto le vie di accesso. Infatti, il nome di “bellaguardia” è di origine longobarda e significa “luogo di osservazione”. Si sviluppa su una superficie di oltre 1.500 mq, la torre è di circa 20 metri di altezza. All’interno è stato costruito un ristorante ed una bellissima terrazza da dove ammirare un ampio panorama. Al primo piano si possono ammirare i pannelli affrescati di Pino Casarini, 12 scene che narrano la storia di amore di Giulietta e Romeo, ed i due ritratti, uno del Conte Luigi da Porto e l'altro di William Shakespeare. Fonte: http://www.castelliveneti.it/castello_giulietta_e_romeo

La leggenda

E’ Shakespeare stesso a riassumere così la storia d’amore più struggente di ogni tempo, Giulietta e Romeo, nel prologo della tragedia. La ambienta a Verona, città romantica di torri e palazzi lungo l’Adige, ma il cuore della storia batte altrove. Sui colli di Montecchio Maggiore. E’ qui che la vicenda dei Capuleti e dei Montecchi trova le sue radici ed ancora oggi vive nelle giornate medievali della Faida di primavera e soprattutto dentro il castello della Bellaguardia, dimora di Giulietta. Non c’è luogo più adatto per rileggere i cinque atti della tragedia, che la terrazza del castello della Bellaguardia (o di Giulietta) che guarda il castello della Villa (o di Romeo). E’ un nobile vicentino, passato per vicende d’armi, ad avere ispirato Shakespeare. Si chiama Luigi Da Porto (1485-1529), abita a Montorso in una splendida villa di pianura e guarda verso est, sulla collina dove campeggiano due castelli di Montecchio Maggiore. Vi erano postazioni romane sulla sommità, poi medievali. Nei primi del D uecento il castello di Montecchio è la dote di Speronella dei Bongiudei quando sposa Uguccione Pileo. Sono anni di faide e guerre intestine tra famiglie schierate in fazioni, pro e contro gli Ezzelini, pro e contro Federico II di Svevia. Ezzelino III rade al suo il castello a metà del Duecento, ma 50 anni dopo certamente le torri risorgono e fanno parte di un sistema fortificato a partire dal dominio di Cangrande della Scala.Nuove distruzioni del Cinquecento, ai tempi della Lega di Cambrai, in pieno dominio della Serenissima. E rimasero ruderi per secoli. Ma il letterato Da Porto, sfigurato e semi paralizzato proprio nelle lotte tra fazioni venete, riversa in una novella la storia personale di un amore sfumato, quello per Lucina Savorgnan che va in sposa al suo avversario per ragioni politiche. Non riuscirà a consolarsi nemmeno con una dama padovana, e manifesterà anche nei Sonetti la sua pena. Costruisce così ,guardando ai due castelli e recuperando echi di precedenti novelle (Ganozza e Mariotto in Masuccio Salernitano e prima ancora Ovidio con Piramo e Tisbe, il Filocolo di Boccaccio) la “Istoria novellamente ritrovata di due nobili amanti, trovata due anni dopo la sua morte. E’ lui che scrive la vicenda di Giulietta e Romeo, membri di due famiglie che si odiano e che deporranno le ostilità solo dopo la morte dei due giovani. Un sogno di pace che lui stesso non vide realizzato. E’ Da Porto per primo a trasferire per ovvie ragioni la novella a Verona nel tempo di Bartolomeo della Scala. I due giovani si vedono, si innamorano, si giurano eternità. Poi la sfida, la morte del cugino, le accuse a Romeo bandito dalla città, la disperazione di Giulietta, il darsi la morte di entrambi: tutto viene immaginato da Da Porto e ripreso dal Bardo inglese che trasformerà la novella berico-scaligera venuta in suo possesso in una grande scenografia di versi endecasillabi con 25 personaggi. Consacrerà per sempre i Montecchi e i Capuleti e li consegnerà alla Storia. Gli esperti di letteratura, e il prof. Cecil H.Cloug che a lungo ha studiato il Da Porto, sono ormai concordi: la creazione è frutto di fantasia, ma i riferimenti e il contesto della vicenda rispecchiano esattamente il clima di quell’epoca. E’ salendo lungo il sentiero diretto ai castelli di Montecchio che si possono immaginare ancora: “le voci degli amanti sommessa musicalità d’argento dolcissima all’orecchio che l’esalta”. (Romeo, atto secondo, Shakespeare, trad.Goffredo Raponi) I Castelli tornano a vivere, sempre di più, anche grazie alla storia d’amore che li ha sempre abitati. Fonte: www.castelligiuliettaeromeo.it
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La storia - Castello di

Bellaguardia (Giulietta)

Montecchio Maggiore (VI) La particolare posizione geografica di questi rilievi, che permette di dominare l’area compresa tra i Colli Berici e le colline delle valli di Chiampo e dell’Agno, fu considerata interessante sin dalla dominazione romana. I romani, probabilmente, furono i primi ad edificare delle torri di osservazione, sfruttando la posizione strategica delle sommità. Le prime voci storiche, che ci parlano di un castello costruito su queste colline, risalgono all’anno 1000. Ed i primi signori di Montecchio, e del castello, furono i Bongiudei. Per successione poi passò alla casata dei Pilei, di origine tedesca, per oltre due secoli. In questo periodo si svolsero aspre lotte contro Ezzelino da Romano, dominatore di gran parte dei territori veneti. Nel 1207 i due signori concordarono un patto di pace, che si rivelò solo un breve periodo di tregua. Ezzelino, grazie all’appoggio del suocero, l’imperatore Federico II, costrinse i Pilei alla resa. Duecento saraceni furono lasciati a guardia e difesa delle fortezze. Nel frattempo Uguccione Pileo riuscì a ripristinare il proprio esercito, e sconfiggere i saraceni. Ezzelino rispose con un attacco cruento, distrusse le rocche e fece uccidere tutta la famiglia dei Pilei. Quel che rimase del castello passò, nel 1314, alla Signoria Scaligera. Nel corso della guerra Veneto - Scaligera, che terminò nel 1339, il castello fu completamente distrutto, ed i vincitori imposero agli Scaligeri di non ricostruirlo. L’edificazione degli attuali castelli iniziò nel 1354 da parte di Cangrande II della Scala signore di Verona. E’ a questo periodo che si riferisce la storia di Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi. Dai Signori di Verona passarono ai Visconti Signori di Milano. Ma, nel 1404 i cittadini di Montecchio accettarono spontaneamente la protezione della Serenissima Repubblica di Venezia. I castelli nella loro completezza erano collegati da mura di cinta, la superficie interna era di circa 15 ettari (corrispondenti alla misura locale di 40 campi vicentini), su cui sorgevano costruzioni in legno e pietra, dove venivano ospitati soldati e cittadini in caso di attacco bellico. Il 1514 fu l’anno di una ulteriore distruzione dei castelli, ordinata da Bartolomeo D’Alviano, con preciso intento che non potessero servire ad altri invasori per scopi bellici. Era il periodo della guerra della Lega di Cambrai. La pace vera per i castelli arrivò nel 1742, quanto fu lo stesso comune di Montecchio Maggiore ad acquistarli. Il vero intervento di ristrutturazione iniziò solo nel 1936, e dopo la II guerra mondiale partì il progetto di valorizzazione turistica. Nel corso degli ultimi decenni sono state varie le opere di mantenimento e ristrutturazione.

Castello di Bellaguardia (o di

Giulietta)

Questo è il castello di Giulietta. Occupa la parte più alta della collina, e domina il paese di Montecchio, ma soprattutto le vie di accesso. Infatti, il nome di “bellaguardia” è di origine longobarda e significa “luogo di osservazione”. Si sviluppa su una superficie di oltre 1.500 mq, la torre è di circa 20 metri di altezza. All’interno è stato costruito un ristorante ed una bellissima terrazza da dove ammirare un ampio panorama. Al primo piano si possono ammirare i pannelli affrescati di Pino Casarini, 12 scene che narrano la storia di amore di Giulietta e Romeo, ed i due ritratti, uno del Conte Luigi da Porto e l'altro di William Shakespeare. F o n t e : h t t p : / / w w w . c a s t e l l i v e n e t i . i t / c a s t e l l o _ g i u l i e t t a _e_romeo

La leggenda

E’ Shakespeare stesso a riassumere così la storia d’amore più struggente di ogni tempo, Giulietta e Romeo, nel prologo della tragedia. La ambienta a Verona, città romantica di torri e palazzi lungo l’Adige, ma il cuore della storia batte altrove. Sui colli di Montecchio Maggiore. E’ qui che la vicenda dei Capuleti e dei Montecchi trova le sue radici ed ancora oggi vive nelle giornate medievali della Faida di primavera e soprattutto dentro il castello della Bellaguardia, dimora di Giulietta. Non c’è luogo più adatto per rileggere i cinque atti della tragedia, che la terrazza del castello della Bellaguardia (o di Giulietta) che guarda il castello della Villa (o di Romeo). E’ un nobile vicentino, passato per vicende d’armi, ad avere ispirato Shakespeare. Si chiama Luigi Da Porto (1485-1529), abita a Montorso in una splendida villa di pianura e guarda verso est, sulla collina dove campeggiano due castelli di Montecchio Maggiore. Vi erano postazioni romane sulla sommità, poi medievali. Nei primi del D uecento il castello di Montecchio è la dote di S p e r o n e l l a dei Bongiudei q u a n d o s p o s a U g u c c i o n e Pileo. Sono anni di faide e guerre intestine tra f a m i g l i e schierate in fazioni, pro e contro gli Ezzelini, pro e contro Federico II di Svevia. Ezzelino III rade al suo il castello a metà del Duecento, ma 50 anni dopo certamente le torri risorgono e fanno parte di un sistema fortificato a partire dal dominio di Cangrande della Scala.Nuove distruzioni del Cinquecento, ai tempi della Lega di Cambrai, in pieno dominio della Serenissima. E rimasero ruderi per secoli. Ma il letterato Da Porto, sfigurato e semi paralizzato proprio nelle lotte tra fazioni venete, riversa in una novella la storia personale di un amore sfumato, quello per Lucina Savorgnan che va in sposa al suo avversario per ragioni politiche. Non riuscirà a consolarsi nemmeno con una dama padovana, e manifesterà anche nei Sonetti la sua pena. Costruisce così ,guardando ai due castelli e recuperando echi di precedenti novelle (Ganozza e Mariotto in Masuccio Salernitano e prima ancora Ovidio con Piramo e Tisbe, il Filocolo di Boccaccio) la “Istoria novellamente ritrovata di due nobili amanti, trovata due anni dopo la sua morte. E’ lui che scrive la vicenda di Giulietta e Romeo, membri di due famiglie che si odiano e che deporranno le ostilità solo dopo la morte dei due giovani. Un sogno di pace che lui stesso non vide realizzato. E’ Da Porto per primo a trasferire per ovvie ragioni la novella a Verona nel tempo di Bartolomeo della Scala. I due giovani si vedono, si innamorano, si giurano eternità. Poi la sfida, la morte del cugino, le accuse a Romeo bandito dalla città, la disperazione di Giulietta, il darsi la morte di entrambi: tutto viene immaginato da Da Porto e ripreso dal Bardo inglese che trasformerà la novella berico-scaligera venuta in suo possesso in una grande scenografia di versi endecasillabi con 25 personaggi. Consacrerà per sempre i Montecchi e i Capuleti e li consegnerà alla Storia. Gli esperti di letteratura, e il prof. Cecil H.Cloug che a lungo ha studiato il Da Porto, sono ormai concordi: la creazione è frutto di fantasia, ma i riferimenti e il contesto della vicenda rispecchiano esattamente il clima di quell’epoca. E’ salendo lungo il sentiero diretto ai castelli di Montecchio che si possono immaginare ancora: “le voci degli amanti sommessa musicalità d’argento dolcissima all’orecchio che l’esalta”. (Romeo, atto secondo, Shakespeare, trad.Goffredo Raponi) I Castelli tornano a vivere, sempre di più, anche grazie alla storia d’amore che li ha sempre abitati. Fonte: www.castelligiuliettaeromeo.it
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